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Cappero

 

Clima: vive bene in climi piuttosto miti, preferisce le alte temperature al freddo rigido. La temperatura minima invernale deve aggirarsi intorno ai 9-12 gradi; quando è esposto a sud, in un luogo ben riparato può resistere a temperature più rigide

Esposizione: non è una pianta esigente ma ha bisogno di molto sole e luce: ottimi i muri rivolti a sud

Coltivazione: questa pianta è piuttosto difficile da coltivare non perché sia esigente, ma perché per farla germogliare o attecchire è necessario riprodurre esattamente le sue condizioni naturali

In vaso fa molta fatica a vegetare. Predilige terreni sabbiosi e molto ben drenati

Messa a dimora: si propaga per seme o preferibilmente per talee

La talea semilegnosa, staccata dalla pianta madre, in estate, va fatta radicare in una cassetta riempita di torba e sabbia. Quando le talee hanno formato le radici, si prelevano e si invasano.

La propagazione per seme è difficoltosa dato che la germinabilità dei semi è molto bassa (5 - 10%) però questa può aumentare qualora la semina venga eseguita nei mesi invernali (Dicembre - Gennaio). Si semina in cassette, riempite di torba e sabbia, lasciate all'aperto nel periodo estivo e riparate in autunno - inverno. Nella primavera successiva si può trapiantare la nuova pianta direttamente nel terreno o singolarmente in un vaso. La semina può avvenire anche direttamente nelle fessure di muri a secco ben esposti al sole in autunno. Altra soluzione: inserire dei semi dentro un fico maturo, inserendo poi il fico nella fessura del muro. Le piantine nasceranno verso maggio-giugno. Una volta riuscito l'attecchimento, la crescita del cappero non presenta alcun problema Irrigazione: poco esigente in fatto di annaffiature, si accontenta dell' acqua piovana. Eventuali irrigazioni di soccorso in caso di periodi molto siccitosi

Raccolta: la raccolta dei capperi è scalare: la pianta crescendo emette sempre nuovi bottoni floreali, sferici, verdastri e aromatici, dei quali i più piccoli e tondi sono ritenuti particolarmente pregiati.

 

 

Il Cappero (Capparis spinosa) è una specie originaria dell'area del Mediterraneo, dove cresce anche allo stato spontaneo. Appartiene alla famiglia delle Capparaceae. È spontaneo solo su substrati calcarei: nel suo ambiente naturale cresce sulle rupi calcaree, su vecchie mura, nelle fessure delle rocce, nelle pietraie, formando spesso cespi con rami ricadenti lunghi anche diversi metri.

Molto ricercato e apprezzato è il cappero dell'isola di Pantelleria tanto da fregiarsi del marchio di qualità Igp (Indicazione Geografica Protetta). Qui la coltivazione del cappero ha una lunga tradizione. Nel clima caldo e secco dell'isola e nei terreni di origine vulcanica il cappero trova l'ambiente più adatto al suo sviluppo. Il cappero è una pianta perenne suffruticosa. Il portamento è cespitoso, con fusto subito ramificato e rami lignificati solo nella parte basale, spesso molto lunghi, dapprima eretti, poi striscianti o ricadenti. Le foglie sono verde scuro, carnose e di forma ovale con fiori di grandi dimensioni di colori bianco e rosa con delicati riflessi violacei. Le foglie contribuiscono a far del cappero una valida pianta ornamentale. Il frutto è una capsula oblunga e verde con polpa di colore rosaceo. Contiene numerosi semi. A maturità si apre con una fessura longitudinale. Comunemente i frutti sono chiamati cucunci o cocunci. La fioritura è molto prolungata: da maggio a settembre si formano bottoni floreali ad ogni ascella fogliare. I boccioli, raccolti quando non sono ancora schiusi e poi conservati sotto sale o in salamoia, sono molto ricercati per il consumo alimentare. Il frutto, di sapore simile ma più delicato del cappero e anch'esso conservato sotto sale, sott'olio o sotto aceto è usato tradizionalmente per condire numerose pietanze, soprattutto a base di pesce.

Curioso è un metodo utilizzato dai panteschi (abitanti di Pantelleria) per incentivare la coltivazione dei capperi, che consiste nello "sparare" i semi di cappero con una cerbottana tra le fessure di un muro ben esposto.

 

Parassiti e malattie

Malattie

Marciumi

pubblicato il 03-05-2010


I marciumi di colletto e radici sono causati prevalentemente dai funghi delle specie Pythium e Phytophtora, questi attaccano le parti sotterranee delle piante causando ingiallimento e morte della pianta. A causa della loro natura non sono facilmente individuabili e spesso quando si decide di intervenire è troppo tardi poiché lo stato di salute della pianta è alquanto compromesso.

Scheda Marciumi
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