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Dragoncello

Dragoncello
 

Esposizione: mezz'ombra - evitare il sole diretto intenso

Irrigazione: costante. Aspettare che il terreno sia asciutto prima di irrigare nuovamente

Terreno: normale

Messa a dimora: a primavera tramite trapianto delle giovani piantine

Raccolta: dalla primavera all'autunno

Consumo: fresco o essiccato.

 

L'estragone o dragoncello (Artemisia dracunculus) è una pianta aromatica erbacea, poliennale, originaria dell'Asia centrale, della Russia Meridionale e della Siberia; spesso viene chiamata "piccolo drago" in quanto le sue radici ricordano un groviglio di serpenti, oppure "erba dragona" poiché questa pianta aveva la fama di guarire dal morso degli animali. Appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Coltivata nell'Italia settentrionale e centrale.

Alta fino a 1 metro, presenta fusti eretti e ramificati. Le foglie sono lanceloate - lineari di colore verde chiaro. I fiori sono molto piccoli di colore giallo-verde portati da infiorescenze riunite in pannocchie. Fiorisce da luglio ad ottobre. I frutti sono degli acheni.

Le varietà principali di dragoncello sono:

  • Il dragoncello francese (Artemisia dracunculus v.sativa), ovvero la varietà più nota;
  • Il dragoncello tedesco (Artemisia dracunculus v.), particolarmente aromatico;
  • Il dragoncello russo (Artemisia dracunculoides), dal sapore più aspro;

Del dragoncello di utilizzano le sommità fiorite e le foglie dei giovani rametti raccolte da luglio a ottobre. Tutta la pianta ha un odore pungente e sapore aromatico gradevole. Conosciuta per le numerose proprietà aromatiche e digestive è tuttavia utilizzata prevalentemente in ambito alimentare. Il suo sapore è molto simile all'anice e al sedano; leggermente amaro e pepato, è paragonabile a un' esaltatore di sapore è indicato per essere usato per aromatizzare uova, pesce, frutti di mare, carni; le foglie fresche possono essere unite alle insalate e alle salse.

 

Parassiti e malattie

Malattie

Oidio

pubblicato il 04-05-2010

L'oidio è una malattia provocata dal fungo Uncinula spp. della famiglia delle Erisifaceae.

Chiamato anche "mal bianco", l'oidio si manifesta con macchie pulverulente grigio-biancastre che ricoprono gli organi verdi della pianta, con una graduale decolorazione della foglia, che prima ingiallisce e successivamente si secca.

Il micelio fungino, provvisto di speciali organi chiamati austori che penetrano nelle cellule, si sviluppa esternamente sulle pareti aeree dell’ospite, sulle quali forma la muffa, costituita da conidi, organi di riproduzione durante la stagione favorevole. La conservazione del fungo da un anno all’altro avviene per mezzo di spore ibernanti o come micelio negli organi colpiti.
L’oidio, pur essendo favorito dall’umidità si può sviluppare anche in assenza di particolari condizioni di umidità o, addirittura, di asciutto. Anche la temperatura non ha una grande influenza, le Erisifacee infatti cominciano la loro attività già con temperature relativamente basse, inoltre non sono disturbate da quelle elevate.
Le parti più colpite sono le foglie, ma anche gli altri organi vegetali, come fusti e fiori, sono spesso sede del parassita. Le foglie si accartocciano e si seccano, i rami si deformano. Gli oidi hanno una vasta "scelta" di piante ospiti, che vanno dalle specie erbacee a quelle arboree.

Scheda Oidio
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