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Angelica

 

 

Clima: l'angelica necessita di un clima fresco e  umido

Esposizione: le esposizioni migliori sono gli ambienti in pieno sole o mediamente luminosi, inoltre non risente delle gelate tardive perché ha una fioritura tardiva

Coltivazione: Da preferire terreni profondi, ben drenati e ricchi di sostanza organica, con pH compreso tra 4,5 e 7,3. La rimozione delle infiorescenze man mano che si formano stimola la produzione di foglie 

Messa a dimora: si semina in marzo o in settembre

Irrigazione: sensibile ai ristagni idrici

Concimazione: va distribuito parecchio letame maturo all'impianto e azoto alla ripresa vegetativa

Raccolta: le foglie e gli steli più teneri possono essere raccolti durante tutto il periodo vegetativo e consumati freschi.

 

 

 

L'angelica appartiene alla famiglia delle Apiaceae. E' una pianta erbacea biennale o perennante originaria dell'Europa settentrionale. In Italia viene coltivata in orti e giardini. Può raggiungere anche i 2 metri di altezza con portamento eretto, fusto robusto e molto ramificato con radice fittonante, grossa, carnosa, di colore bruno all'esterno e bianca all'interno. I frutti sono degli acheni di colore marroncino e di forma ellittica. La fioritura avviene in piena estate. La pianta emette un profumo piacevole. Le radici e i fusti vengono utilizzati per insaporire grigliati, arrosti e marinate. Le foglie profumano invece salse e zuppe. L'angelica è l'essenza principale della famosa "acqua delle carmelitane", un tempo molto conosciuta in erboristeria, chiamata così perché si iniziò a produrla nel 1500 circa in un convento di carmelitane francesi ed era un distillato, in acqua di fiori d'arancio e alcool, di numerose spezie, principalmente l'angelica unita a melissa, coriandolo e scorza di limone. Era anche considerata un rimedio contro la peste e si raccomandava di annusare la sua radice imbevuta di aceto per preservarsi dal contagio. La tradizione voleva che questo rimedio fosse stato suggerito da un angelo ad un frate.

 

Parassiti e malattie

Malattie

Oidio

pubblicato il 13-05-2011

L'oidio è una malattia provocata dal fungo Uncinula spp. della famiglia delle Erisifaceae.

Chiamato anche "mal bianco", l'oidio si manifesta con macchie pulverulente grigio-biancastre che ricoprono gli organi verdi della pianta, con una graduale decolorazione della foglia, che prima ingiallisce e successivamente si secca.

Il micelio fungino, provvisto di speciali organi chiamati austori che penetrano nelle cellule, si sviluppa esternamente sulle pareti aeree dell’ospite, sulle quali forma la muffa, costituita da conidi, organi di riproduzione durante la stagione favorevole. La conservazione del fungo da un anno all’altro avviene per mezzo di spore ibernanti o come micelio negli organi colpiti.
L’oidio, pur essendo favorito dall’umidità si può sviluppare anche in assenza di particolari condizioni di umidità o, addirittura, di asciutto. Anche la temperatura non ha una grande influenza, le Erisifacee infatti cominciano la loro attività già con temperature relativamente basse, inoltre non sono disturbate da quelle elevate.
Le parti più colpite sono le foglie, ma anche gli altri organi vegetali, come fusti e fiori, sono spesso sede del parassita. Le foglie si accartocciano e si seccano, i rami si deformano. Gli oidi hanno una vasta "scelta" di piante ospiti, che vanno dalle specie erbacee a quelle arboree.

Scheda Oidio
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